Akkermansia muciniphila: un batterio chiave per la barriera intestinale, il metabolismo e oltre

Il microbiota intestinale come ecosistema dinamico

L’intestino ospita una comunità di microrganismi complessa e vitale, nota come microbiota, che influisce su digestione, immunità, metabolismo ed equilibrio infiammatorio.

Tra questi, Akkermansia muciniphila è emersa come una delle specie più studiate per il suo ruolo nel mantenimento della barriera intestinale e della salute metabolica.  


Cosa rende speciale Akkermansia muciniphila

Akkermansia vive nello strato di muco che riveste la parete interna dell’intestino e si nutre di mucina — il composto che costituisce questo strato protettivo.

Il suo metabolismo stimola la produzione di nuovo muco e favorisce una barriera più robusta e funzionale, con ricadute positive sulla regolazione immunitaria e sul controllo dell’infiammazione.  

Questa funzione primaria è collegata a una serie di effetti sistemici tramite:

  • produzione di metaboliti come gli acidi grassi a catena corta (SCFAs), che sono coinvolti nella regolazione energetica e nella produzione di ormoni regolatori del metabolismo;
  • modulazione della permeabilità intestinale, che riduce il passaggio di molecole pro-infiammatorie nel circolo ematico.  

Akkermansia e malattie metaboliche: cosa dice la ricerca recente

La recente review “Akkermansia muciniphila in Metabolic Disease: Far from Perfect” sintetizza il quadro attuale della ricerca sulla relazione tra questo batterio e le malattie metaboliche — obesità, insulino-resistenza e alterazioni metaboliche correlate — evidenziando come l’interazione tra microbiota e ospite sia complessa, promettente ma tuttora in evoluzione.  

In particolare, la presenza di A. muciniphila è stata associata a:

  • maggiore integrità della barriera intestinale, con diminuzione dell’infiammazione locale e sistemica;
  • migliore sensibilità insulinica e profili glicemici più favorevoli in modelli sperimentali;
  • produzione di metaboliti (come SCFAs) che regolano l’appetito, il metabolismo lipidico e l’omeostasi energetica.  

Questi effetti sono coerenti con ricerche precedenti che mostrano correlazioni inverse tra abbondanza di Akkermansia e condizioni come obesità, diabete di tipo 2 e sindrome metabolica, grazie a meccanismi che coinvolgono metabolismo energetico, infiammazione e funzione della barriera intestinale.  


🔍 Evidenze scientifiche recenti su Akkermansia muciniphila

La ricerca più recente conferma il ruolo di Akkermansia muciniphila come batterio chiave nella salute metabolica, ma sottolinea anche la complessità della sua azione.

In particolare, la review del 2025 “Akkermansia muciniphila in Metabolic Disease: Far from Perfect” evidenzia che:
• una maggiore abbondanza di Akkermansia è associata a migliore integrità della barriera intestinale;
• la sua presenza correla con riduzione dell’infiammazione di basso grado;
• esiste un legame positivo con sensibilità insulinica e metabolismo energetico;
• gli effetti dipendono fortemente dal contesto individuale (dieta, stile di vita, stato infiammatorio, composizione del microbiota).

Gli autori sottolineano che Akkermansia non è una “soluzione universale”, ma un indicatore e modulatore di equilibrio intestinale, da considerare all’interno di un percorso nutrizionale personalizzato.

Come stimolarla con l’alimentazione

Numerose evidenze indicano che la crescita di Akkermansia può essere favorita da un’alimentazione equilibrata e ricca di specifici nutrienti:

  • fibre prebiotiche (verdure, legumi, avena, mele, semi di lino), che nutrono i batteri benefici;
  • polifenoli antiossidanti (frutti rossi, tè verde, cacao), che supportano un microbiota diversificato e sano;
  • omega-3 e nutrienti anti-infiammatori, che riducono lo stress ossidativo e favoriscono un ambiente intestinale più equilibrato.  

Queste strategie non introducono direttamente il batterio, ma creano un ambiente alimentare e metabolico favorevolealla sua crescita e attività.


Integrazione mirata: quando può essere considerata

In alcuni percorsi clinici, come quelli dedicati al riequilibrio metabolico e infiammatorio, può essere valutato l’uso di formulazioni specifiche che contengono Akkermansia muciniphila pastorizzata o ingredienti che ne favoriscono la crescita.

La letteratura scientifica recente sottolinea che, pur risultando promettente, l’integrazione richiede ancora approfondimenti per definire dosaggi, durata e popolazioni che ne traggono più beneficio.  

👉 Questo tipo di supporto va sempre valutato e personalizzato da un professionista sanitario, sulla base della storia clinica e degli obiettivi del paziente.


Akkermansia muciniphila è un componente centrale del microbiota con implicazioni rilevanti per la barriera intestinale, l’equilibrio infiammatorio e il metabolismo.

La ricerca più recente evidenzia potenziali benefici nelle malattie metaboliche, pur ricordando che siamo ancora in una fase di scoperta e che servono ulteriori studi clinici.  

Prendersi cura del microbiota significa lavorare sul benessere da dentro verso fuori, con scelte alimentari e stili di vita che favoriscono la salute intestinale e metabolica.


 📚 Bibliografia

  1. Mierlan OL, Busila C, Amaritei O, et al. Akkermansia muciniphila in Metabolic Disease: Far from Perfect — narrative review sulla complessità del ruolo metabolico di A. muciniphila.  
  2. Gao F, et al. The role of Akkermansia muciniphila in maintaining health — evidenze sulla relazione con obesità e diabete.  
  3. Zhang Y, et al. Akkermansia muciniphila supplementation in metabolic conditions — trial clinico recente su obesità e T2D.  
  4. Niu H. Akkermansia muciniphila in metabolic diseases — review su obesità, T2DM e NAFLD.  

Aminoacidi essenziali: il sostegno invisibile al recupero e alla forza


Quando si parla di performance e recupero, si pensa subito all’allenamento, al sonno o all’alimentazione.

Più raramente si parla di amminoacidi essenziali, eppure sono loro, silenziosamente, a fornire la base per costruire, riparare e mantenere la massa magra.

Nel corpo non tutto può essere “autoprodotto”: alcuni nutrienti vanno necessariamente introdotti dall’esterno.

Tra questi, gli amminoacidi essenziali (EAA) sono il punto di partenza per la sintesi proteica e per la corretta funzionalità muscolare e metabolica.


🔬 Cosa sono e a cosa servono gli amminoacidi essenziali

Ogni perla è un amminoacido.

Immagina le proteine come una collana di perle:

le perle sono gli amminoacidi, la collana è la proteina.

Quando mangiamo una fonte proteica, l’organismo deve “rompere la collana” per separare ogni perla e poterla riutilizzare dove serve.

Gli amminoacidi essenziali, invece, sono già liberi e pronti all’uso: il corpo non deve digerirli né scinderli.

Questo significa:

✅ assorbimento rapido, senza carico digestivo

✅ disponibilità immediata per la ricostruzione dei tessuti

✅ minore stress per fegato e reni


⚖️ Amminoacidi ≠ proteine in polvere

Le proteine in polvere contengono tutti gli amminoacidi, ma arrivano all’organismo sotto forma di catene complesse che richiedono digestione e metabolizzazione epatica.

Gli amminoacidi essenziali liberi (EAA), invece:

  • si assorbono in pochi minuti;
  • non necessitano di digestione proteica;
  • offrono un profilo mirato per la sintesi proteica muscolare;
  • sono ideali nei momenti in cui il corpo deve recuperare senza appesantirsi.

🧬 Perché proprio gli essenziali (e non tutti)

Il nostro organismo è in grado di produrre autonomamente diversi amminoacidi, ma non questi nove:

leucina, isoleucina, valina, lisina, treonina, metionina, fenilalanina, istidina e triptofano.

Sono loro a stimolare e sostenere realmente la sintesi proteica muscolare (MPS).

Tra tutti, la leucina agisce come un “interruttore” che attiva la via anabolica mTOR, ma senza la presenza equilibrata degli altri otto la costruzione si ferma.

In altre parole:

I BCAA accendono il segnale. Gli EAA costruiscono davvero il tessuto.

Le miscele bilanciate di EAA, come quelle basate sui rapporti FAO/WHO, garantiscono un equilibrio ottimale tra segnale anabolico e tollerabilità metabolica, con un basso carico su fegato e reni.


💪 Quando integrarli e perché possono fare la differenza

Una dieta equilibrata copre di norma il fabbisogno proteico, ma esistono situazioni in cui l’integrazione di EAA può essere utile:

  • dopo allenamenti intensi o periodi di fatica muscolare;
  • in piani ipocalorici o di ricomposizione corporea;
  • in percorsi anti-infiammatori o di recupero metabolico;
  • in soggetti con digestione o funzionalità epatica/renale delicate.

Gli EAA offrono un effetto anabolico rapido e pulito, sostenendo la ricostruzione dei tessuti senza aumentare il carico azotato.


Nutrixam Forte: una formulazione bilanciata e completa

(Esempio clinico non finalità promozionale)

Tra le formulazioni clinicamente più affidabili, Nutrixam Forte fornisce un mix equilibrato di amminoacidi essenziali, ad alta biodisponibilità e basso carico metabolico.

È particolarmente utile:

  • nel recupero post-allenamento;
  • nei percorsi di preservazione della massa magra;
  • o nei momenti di stress fisico e mentale prolungato.

(La scelta dell’integratore resta sempre individuale, in base al contesto clinico e metabolico.)


Equilibrio e performance: non solo per atleti

Gli amminoacidi essenziali non servono solo a chi si allena duramente.

Possono essere un aiuto anche per chi affronta giornate intense, periodi di stanchezza o recuperi post-influenzali.

Offrono energia “pulita” e pronta all’uso, senza appesantire la digestione e senza creare eccessi proteici da smaltire.


Allenarsi, nutrirsi e recuperare non sono tre azioni separate.

Sono un unico movimento di equilibrio, che si costruisce nel tempo, con attenzione e consapevolezza.

Gli amminoacidi essenziali sono come le perle singole di una collana: piccole, semplici, ma indispensabili per creare una struttura solida e armoniosa.


📚 Bibliografia essenziale

  1. Wolfe RR. Regulation of muscle protein by amino acids. J Nutr. 2002;132(10):3219S–3224S.
  2. Tipton KD, Ferrando AA. Amino acids and muscle anabolism after resistance exercise. Med Sci Sports Exerc. 2008.
  3. Katsanos CS, et al. Amino acid supplementation enhances muscle protein synthesis in the elderly. Am J Clin Nutr. 2006.
  4. Volpi E, Kobayashi H, Sheffield-Moore M, Mittendorfer B, Wolfe RR. Essential amino acids are primarily responsible for the amino acid stimulation of muscle protein anabolism in healthy elderly adults. Am J Clin Nutr. 2003.
  5. Pasiakos SM, et al. Amino acid supplementation and skeletal muscle adaptation. J Int Soc Sports Nutr. 2015.
  6. FAO/WHO/UNU. Protein and Amino Acid Requirements in Human Nutrition. WHO Technical Report Series, 2007.

Nel Percorso Sportivo lavoro anche su questo: strategie che migliorano il recupero e la forza, senza appesantire l’organismo.

 Perché la vera performance è quella che rispetta il corpo.

🍋 Zenzero & Limone🫚

Super-shot? Solo se dosato con giudizio

Zenzero e limone costituiscono una combinazione funzionale molto diffusa—antinfiammatoria, digestiva, stimolante del sistema immunitario. La letteratura scientifica supporta queste proprietà, ma evidenzia anche limiti di sicurezza.

Lo zenzero (Zingiber officinale) deve la sua attività a composti bioattivi come i gingeroli (soprattutto 6-gingerolo) e i shogaoli (che si formano durante l’essiccazione), capaci di modulare i pathways infiammatori e ridurre la produzione di prostaglandine (Mao et al., Foods 2019). Uno umbrella review ha attribuito a dosi di 1–2,5 g/die un forte effetto antiemetico nelle donne in gravidanza, efficacia per l’osteoartrite e potenziali benefici sul controllo glicemico e lipidico (Daily et al., Food & Function 2015). In generale, l’assunzione fino a 4 g/die è considerata sicura, mentre quantità superiori (≥6 g) possono causare disturbi gastrointestinali, reflusso e aumentare il rischio di sanguinamento in caso di terapie anticoagulanti.

Il limone (Citrus limon), invece, rappresenta un concentrato naturale di vitamina C e flavonoidi (esperidina, diosmina). La vitamina C è un potente antiossidante che sostiene il sistema immunitario, favorisce la sintesi del collagene e migliora l’assorbimento del ferro non-eme (Davey et al., J Sci Food Agric 2000). È però sensibile a calore e ossigeno, e tende a degradarsi rapidamente in preparazioni non fresche. I flavonoidi, invece, hanno azione vasoprotettiva e antiossidante, contribuendo alla riduzione dello stress ossidativo e al benessere cardiovascolare.

In dosi moderate (1–2 g/die di zenzero), lo zenzero è un alleato terapeutico con solide evidenze cliniche per nausea e altri disturbi gastrointestinali. Il limone, grazie a vitamina C e flavonoidi, arricchisce il profilo nutrizionale con funzioni immunitarie e antiossidanti. Tuttavia, le “porzioni medicinali” aggressive (es. shot con 100–130 g di zenzero) non solo superano di gran lunga i livelli studiati, ma possono scatenare effetti avversi. Moderazione e consapevolezza sono fondamentali: meglio integrare questi alimenti nelle preparazioni quotidiane, piuttosto che abusarne in forma concentrata.

bibliografia

  • Mao, Q. Q., Xu, X. Y., Cao, S. Y., Gan, R. Y., Corke, H., Beta, T., & Li, H. B. (2019). Bioactive compounds and bioactivities of ginger (Zingiber officinale Roscoe). Foods, 8(6), 185. https://doi.org/10.3390/foods8060185
  • Daily, J. W., Yang, M., & Park, S. (2015). Efficacy of ginger for alleviating the symptoms of primary dysmenorrhea: A systematic review and meta-analysis of randomized clinical trials. Food & Function, 6(3), 1103–1112. https://doi.org/10.1039/C4FO01090G
  • Davey, M. W., Montagu, M. V., Inze, D., Sanmartin, M., Kanellis, A., Smirnoff, N., … & Fletcher, J. (2000). Plant L-ascorbic acid: Chemistry, function, metabolism, bioavailability and effects of processing. Journal of the Science of Food and Agriculture, 80(7), 825–860. https://doi.org/10.1002/1097-0010(20000515)80:7<825::AID-JSFA597>3.0.CO;2-6
  • Vezza, T., Rodríguez-Nogales, A., Algieri, F., Utrilla, M. P., & Rodriguez-Cabezas, M. E. (2016). Zingiber officinale and its bioactive compounds: Implications for gastrointestinal health. Nutrients, 8(3), 131. https://doi.org/10.3390/nu8030131

Sale e sodio: “Il giusto apporto contro l’ossessione zero”

Il sodio è un elettrolita essenziale: governa il volume ematico, la trasmissione nervosa, la contrazione muscolare e la regolazione dell’equilibrio acido-base. È coinvolto in meccanismi vitali come il potenziale d’azione neuronale e il trasporto attivo di nutrienti attraverso le membrane cellulari (Guyton & Hall, Textbook of Medical Physiology).

La sua storia, però, è ambivalente: troppo può nuocere, troppo poco può essere altrettanto dannoso. Le attuali raccomandazioni delle principali autorità (EFSA, WHO, NNR2023) convergono su un consumo ideale di circa 2 g di sodio al giorno (equivalente a 5 g di sale). Esistono evidenze robuste che ridurre il sodio da livelli elevati a questo livello produce significative diminuzioni della pressione sanguigna, anche senza altri interventi nutrizionali (He & MacGregor, Lancet 2009).

Al contrario, una restrizione estrema sembra controproducente. Una revisione nordica ha identificato un rischio cardiovascolare aumentato sia con assunzioni troppo elevate sia troppo basse di sodio (Graudal et al., Am J Hypertens2014). La riduzione del sodio a circa 1,5 g/giorno in contesti a rischio ipertensivo produce benefici, ma scendere sotto 0,6 g al giorno si associa a effetti negativi come ipotensione, affaticamento, alterazioni della sensibilità insulinica.

Il sodio va presentato come un alleato da usare con consapevolezza: ridurre l’eccesso è essenziale, ma eliminarlo del tutto può essere altrettanto dannoso. Il messaggio chiave è che il sodio non è un veleno, bensì un minerale vitale: l’approccio equilibrato (≤2 g/giorno) protegge la salute cardiovascolare senza privazioni inutili.

BIBLIOGRAFIA

  • He, F. J., & MacGregor, G. A. (2009). A comprehensive review on salt and health and current experience of worldwide salt reduction programmes. Journal of Human Hypertension, 23(6), 363–384. https://doi.org/10.1038/jhh.2008.144
  • Graudal, N., Jürgens, G., Baslund, B., & Alderman, M. (2014). Compared with usual sodium intake, low- and excessive-sodium diets are associated with increased mortality: A meta-analysis. American Journal of Hypertension, 27(9), 1129–1137. https://doi.org/10.1093/ajh/hpu053
  • Guyton, A. C., & Hall, J. E. (2021). Textbook of Medical Physiology (14th ed.). Elsevier.

Frutta e verdura di stagione per un’estate più sana e gustosa


In estate la natura ci offre un’ampia varietà di frutta e verdura colorata, ricca di nutrienti e perfetta per affrontare il caldo. Scegliere prodotti di stagione non è solo una questione di gusto, ma un vero alleato per il benessere e la salute. In questo articolo scoprirai perché è importante rispettare la stagionalità e quali sono gli alimenti protagonisti del mese di agosto.


Perché mangiare di stagione?

  • Più nutrienti: frutta e verdura raccolte nel loro periodo naturale contengono più vitamine, minerali e antiossidanti.
  • Più gusto: maturano senza forzature, quindi sono più saporite.
  • Più sostenibilità: minore impatto ambientale e costi ridotti.

Benefici nutrizionali in estate

La frutta estiva è ricca di acqua, fibre e vitamine come la C e la A, fondamentali per idratazione e difese immunitarie. Le verdure di stagione, invece, forniscono sali minerali e antiossidanti utili contro i radicali liberi, che aumentano con l’esposizione al sole.


Frutta di stagione ad agosto

Ecco alcuni frutti perfetti per affrontare il caldo:

  • Anguria: super idratante e ricca di licopene.
  • Pesche e nettarine: fonte di vitamina C e beta-carotene.
  • Melone: ottimo per reintegrare acqua e minerali.
  • Susine: aiutano la regolarità intestinale.
  • Fichi: energizzanti, ricchi di fibre.

Verdura di stagione ad agosto

  • Pomodori: ricchi di licopene e vitamina C.
  • Zucchine: leggere, ideali per piatti freddi.
  • Peperoni: fonte di vitamina C e antiossidanti.
  • Melanzane: ottime grigliate o al forno.
  • Cetrioli: rinfrescanti e idratanti.

Come inserirli nei pasti?

  • Colazione: smoothie con melone e pesche.
  • Pranzo: insalata di pomodori, cetrioli e feta.
  • Merenda: macedonia con anguria e fichi.
  • Cena: verdure grigliate con olio EVO e erbe aromatiche.

Conclusione

Mangiare di stagione significa nutrirsi in modo naturale, sano e sostenibile. Approfitta di questi alimenti freschi e gustosi per rendere la tua estate più leggera e colorata!

Vuoi scoprire altre idee per pasti equilibrati e semplici? Contattami per un piano personalizzato o acquista ‘Estate leggera’ –> https://payhip.com/b/umEaW

Idratazione: “Bere acqua… sì, ma senza esagerare

L’acqua è il pilastro della salute: sostiene funzioni vitali dalla termoregolazione all’equilibrio elettrolitico, fino al metabolismo cellulare. È infatti il mezzo attraverso cui avvengono tutte le reazioni biochimiche dell’organismo e rappresenta circa il 60% della massa corporea di un adulto.

Tuttavia, come dimostrano le evidenze, anche le pratiche apparentemente innocue possono diventare rischiose quando portate agli estremi. Una revisione sistematica di casi clinici ha evidenziato che un consumo quotidiano di circa 8 litri, oppure ingestione massiccia in poche ore (5–6 L), può provocare iponatriemia, ossia una diluizione pericolosa del sodio ematico che compromette la funzione nervosa e muscolare. Le conseguenze possono essere convulsioni, coma e, nei casi più gravi, esiti fatali (Verbalis et al., Am J Med Sci 2007). Simili effetti sono stati riscontrati anche in contesti sportivi: nella maratona di Londra oltre il 12% dei corridori ha sviluppato iponatriemia asintomatica associata a un’elevata assunzione di liquidi (Hew-Butler et al., N Engl J Med 2005).

A livello di linee guida, l’EFSA (2010) suggerisce un Adequate Intake (AI) per adulti di 2,0 L/giorno per le donne (P95: 3,1 L) e 2,5 L/giorno per gli uomini (P95: 4,0 L), includendo i liquidi derivati da cibi e bevande. Rispetto ai 7 L giornalieri, siamo ben oltre il doppio: una soglia in cui i benefici si azzerano e il rischio emerge chiaramente.

L’idratazione è essenziale, ma bere oltre 6–7 L quotidiani supera i limiti fisiologici e può causare squilibri elettrolitici pericolosi. L’alternativa più saggia è ascoltare i segnali del corpo (sete, colore dell’urina), adeguare l’introduzione di liquidi ad attività e clima, e ricordare che il corpo ha bisogno non solo di acqua, ma anche di un corretto equilibrio di sodio e altri elettroliti.

Bibliografia

  • Verbalis, J. G., Goldsmith, S. R., Greenberg, A., Korzelius, C., Schrier, R. W., Sterns, R. H., & Thompson, C. J. (2007). Diagnosis, evaluation, and treatment of hyponatremia: Expert panel recommendations. The American Journal of Medicine, 120(11 Suppl 1), S1–S21. https://doi.org/10.1016/j.amjmed.2007.07.005
  • Hew-Butler, T., Rosner, M. H., Fowkes-Godek, S., Dugas, J., Hoffman, M. D., Lewis, D. P., … & Verbalis, J. G. (2015). Statement of the Third International Exercise-Associated Hyponatremia Consensus Development Conference. Clinical Journal of Sport Medicine, 25(4), 303–320. https://doi.org/10.1097/JSM.0000000000000183
  • EFSA Panel on Dietetic Products, Nutrition and Allergies (NDA). (2010). Scientific Opinion on Dietary Reference Values for water. EFSA Journal, 8(3), 1459. https://doi.org/10.2903/j.efsa.2010.1459

Percorsi

In questa sessione puoi trovare e scaricare tutti i percorsi attivi.

Perché dei percorsi?

Perché un cambiamento reale richiede tempo, guida e continuità.

Un percorso strutturato garantisce:

  • Un follow-up costante
  • Un investimento iniziale più sostenibile nel lungo periodo
  • Una visione integrata per lavorare davvero sul tuo benessere

Percorso gravidanza

Percorso reset metabolico

Percorso sportivo

Esercizio fisico sì, ma l’alimentazione fa la differenza!

Scontato ma doveroso un breve articolo di come l’alimentazione seguita possa influire positivamente sul lavoro fatto in palestra, che questo sia implicato nella perdita di peso o nel raggiungimento della performance.

Molti sono stati i casi che mi sono capitati nell’esercizio della mia professione come Biologa Nutrizionista di persone che non avevano risultati con il solo esercizio fisico, o per lo meno che li avevano avuti inizialmente ma poi si sono trovati in una sorta di stallo.

Le stesse persone dopo aver iniziato un piano nutrizionale personalizzato hanno ricominciato ad avere risultati ed hanno ripreso il cammino verso il raggiungimento dei propri obiettivi.

Diverse situazioni si possono presentare per cui la giusta alimentazione è la chiave.

La prima è la più semplice parlando di dimagrimento: è l’eccesso di introito calorico, in parole semplici mangiamo troppo, magari nei momenti sbagliati e male, qui la situazione è abbastanza semplice basterà mangiare più sano…ma non meno!

La seconda invece è il famoso blocco metabolico in cui ho già parlato in un altro articolo, in questo caso sarà necessario effettuare un reset per riattivare il metabolismo per poi riprendere il nostro percorso.

La terza che mi sono trovata ad affrontare è la difficoltà di aumentare di massa muscolare nonostante estenuanti allenamenti. Molte volte perché nonostante sembri che si mangi bene e a sufficienza, non si mangia con il giusto ‘timing’, non vengono quindi assunti i giusti nutrienti nel momento in cui servono. Non bisognerebbe mangiare subito prima dell’allenamento si dovrebbe aspettare da una a tre ore a seconda del pasto assunto. Subito dopo l’allenamento sarà importante supplementare la normale dieta con una determinata quantità di macronutrienti per favorire la crescita muscolare.

Quelle che ho appena elencato sono le situazioni che più di frequente mi si presentano.

 Ma cosa dice la scienza?

Quanto esposto viene confermato da studi scientifici, David J. Johns nel suo articolo ‘Diet or Exercise Interventions vs Combined Behavioral Weight Management Programs: A Systematic Review and Meta-Analysis of Direct Comparisons’ mette in evidenza di come i programmi combinati per la gestione del peso siano più efficienti della sola dieta o del solo esercizio fisico. Johns riporta tutti gli articoli dal 1988 al 2012 che confrontano la sola dieta vs CWMP (combined behavioral weight management programs o programmi combinati per la gestione del peso), la sola attività fisica vs CWMP. La sua conclusione è che la sola dieta ha gli stessi effetti di un programma combinato in merito alla perdita di peso nel breve termine, ma, nel lungo termine la combinazione di entrambi i fattori sembra essere la più efficiente. L’attività fisica da sola è invece meno efficiente della combinazione di entrambi sia nel lungo che nel breve termine. [1]

L’ottimizzazione della perdita del peso e in particolare il mantenimento del peso a lungo termine sembra essere pesantemente influenzato dall’attività fisica.[2]

Continuando ad indagare in bibliografia troviamo inoltre articoli che si soffermano a studiare la perdita del peso e il recupero dei valori ematici con la dieta, addizionata a l’attività fisica o farmaci.[3]

In particolare mettono in relazione diversi gruppi tutti con un regime alimentare controllato, due gruppi trattati con dei farmaci anoressizzanti: uno con Orlistat che limita l’assorbimento del grasso e l’altro con Sibutramina una molecola che stimola il sistema nervoso centrale inibendo il reuptake di molecole come la serotonina e della noradrenalina; l’ultimo gruppo trattato inserendo l’attività fisica.

I risultati sono abbastanza significativi in quanto il primo gruppo trattato con Orlistat ha miglioramenti nel peso nei valori di pressione, colesterolo e glicemia per un massimo di 24 mesi, il secondo ha miglioramenti importanti nel peso e sul colesterolo ma peggiora i valori della pressione ( infatti la Sibutramina è stata tolta dal commercio più di una volta) per un massimo di 18 mesi, infine l’attività fisica che non solo ha miglioramenti nel peso nei valori di pressione, colesterolo e glicemia ma in questo caso abbiamo dei miglioramenti fino a 36 mesi ed UDITE UDITE…senza effetti collaterali!

Viste le evidenze scientifiche ed i risultati delle persone seguite, si porta alla luce la realtà di come i progetti di nutrizione personalizzata realizzati con l’ausilio dell’attività fisica risultino essere sempre più efficaci ed efficienti; questo significa maggiore perdita di peso o ottimizzazione dell’aumento della massa e miglioramento dei valori sanguigni ottimali in minor tempo e soprattutto il mantenimento a lungo termine dei progressi fatti.

I risultati saranno ottimizzati se si scelgono interventi di attività fisica ad personam dove i vari specialisti collaborano insieme per lo stesso obiettivo, come avviene nel progetto Nutrifit, nel semplice personal training o addirittura realtà di palestre, come Albachiara Fisiosport, che fanno della personalizzazione la loro caratteristica principale.

BIBLIOGRAFIA:
Diet or Exercise Interventions vs Combined Behavioral Weight Management Programs: A Systematic Review and Meta-Analysis of Direct Comparisons. David J. Johns, PhD, RD,∗∗ Jamie Hartmann-Boyce, Susan A. Jebb, PhD, and Paul Aveyard, PhD, Behavioural Weight Management Review Group
What interventions should we add to weight reducing diets in adults with obesity? A systematic review of randomized controlled trials of adding drug therapy, exercise, behaviour therapy or combinations of these interventions.  Avenell A1, Brown TJ, McGee MA, Campbell MK, Grant AM, Broom J, Jung RT, Smith WC.
Long-term weight loss after diet and exercise: a systematic review.  Review article Curioni CC, et al. Int J Obes (Lond). 2005.

IL PESO E LA COMPOSIZIONE CORPOREA

IL PESO E LA COMPOSIZIONE CORPOREA

Dai problemi che si presentano tutti i giorni con i miei assistiti, nascono le pagine d’informazione, e così ecco un articolo sulla differenza tra semplice perdita di peso e ricomposizione corporea.

Chi si presenta in studio per problemi di sovrappeso e obesità esordisce con la frase: ‘voglio perdere peso’ seguita a volte da ‘non riesco più a dimagrire nonostante mangi poco’.

Da queste affermazioni si evidenziano
DUE PUNTI CHE NECESSITANO DI CHIARIMENTI.

Il PRIMO è di non avere coscienza di quanto sia poco importante il peso, rispetto alla composizione corporea.

Il SECONDO aver seguito per più e più volte diete drastiche andando a modificare la composizione corporea in peggio e a trovarsi in usa sorta di stasi metabolica dove il metabolismo si è abituato ad ‘andare a risparmio’.

Iniziamo dal principio cercando di chiarire il PRIMO PUNTO

Cosa s’intende per valutazione della composizione corporea?

Come ci suggerisce il termine stesso, valutare la composizione corporea significa andare a misurare i diversi componenti di cui è costituito il nostro corpo. Questa valutazione può essere fatta a diversi livelli, quello più utilizzato, studiato e che trova applicazione in medicina e nell’attività fisica è il livello molecolare o chimico. Il livello molecolare può a sua volta essere analizzato a due compartimenti, dove si va a valutare la massa libera dal grasso e la massa grassa, e a quattro compartimenti: tessuto adiposo, acqua, ossa e componente residua. Chiaramente il modello a quello a quattro compartimenti, come quello che utilizzo, ci dà un quadro più completo della situazione.

Che differenza c’è tra peso e composizione corporea?

Il peso, da solo, non ci da un’idea di come il nostro corpo è costituito, basti pensare al volume occupato da un chilo di grasso e un chilo di muscolo. Se non lo avete presente guardate l’immagine qui sotto riportata (2kg di grasso e di muscolo).

Risultati immagini per grasso e muscolo peso

Dall’immagine si vede chiaramente che il volume del grasso è di molto maggiore di quello della massa magra, ben tre volte maggiore. Questa spiegazione per far capire che non importa cosa dice la bilancia ma è importante valutare la composizione corporea, per avvalorare la tesi vi riporto l’esempio di due donne con lo stesso peso ma diversa percentuale di grasso.

Risultati immagini per grasso e muscolo peso

 BENE… A QUESTO PUNTO DOVREBBE ESSERE CHIARA L’ IMPORTANZA DEL PESO RISPETTO ALLA  COMPOSIZIONE CORPOREA.

Risultati immagini per grasso e muscolo peso